Live Media Show "I Sing the Body Electric"

| Teatro Manzoni |Studio Azzurro, Robert Gligorov, Gian Luca Beccari a cura di Valerio Dehò


La vera forza dell’arte contemporanea risiede nella sua capacità di infiltrarsi nei contesti urbani. Prendiamo un evento musicale, uno di danza, uno teatrale e una videoinstallazione: se consideriamo separatamente queste forme espressive possiamo creare un quadro concettuale frammentato, seppur ricco di stimoli e di linguaggi. Ma se facciamo dialogare tra loro le parti, il risultato è un progetto la cui totalità è in grado di superare la somma delle singole componenti, grazie al potere delle interconnessioni. Nel progetto “I sing the body electric


In scena un combattimento metaforico tra pugili nella performance dello Studio Azzurro, mutazioni della corporeità umana indagate da Gian Luca Beccari e l’opera musicale collettiva di Robert Gligorov creata da diversi musicisti tra cui Sting. I sing the body electric si struttura come un grande evento di live media show: grazie alla collaborazione tra la Galleria Contemporary Concept e il Teatro Auditorium Manzoni, l’evento è stato predisposto in due diverse forme. Una serata presso il teatro bolognese è stata dedicata alla presentazione dello show da parte di Valerio Dehò.


Il progetto mette in luce i confini dell’arte, andando alla ricerca di una contaminazione con l’universo dell’elettronica. L’interazione visiva, sonora, artistica tra il linguaggio della danza, della videoarte e della musica, crea un’identità artistica sempre più complessa e articolata. A tratti la rappresentazione si avvicina allo spettacolo dal vivo, consentendo all’arte di invadere il contesto teatrale, per tradizione più strettamente legato a codici di comportamento e di visione prestabiliti (pur nella continua ricerca dell’avanguardia teatrale contemporanea). Arte quindi come show, come concerto e come happening teatrale. Nella complessa articolazione e nel susseguirsi dello spettacolo, un ruolo centrale e rivelatore è svolto dal live media, che grazie alla modellazione audio e video in tempo reale è diventato lo snodo centrale dello spettacolo, punto di partenza e di proficuo incontro tra stili e contenuti artistici differenti.



Nella performance interattiva presentata dallo Studio Azzurro, è stato ricreato un ring, in cui la scena principale è rappresentata da due pugili che dal vivo lottano davanti a tre grandi schermi mentre proiettano alcune immagini generate dal combattimento stesso. Simbolica lotta tra personalità differenti, il ring sta ad indicare la difficoltà attuale che si riscontra nelle relazioni umane. Il sistema delicato delle interazioni sociali contemporanee diventa spesso un luogo di scambio che genera ostilità piuttosto che reciproco arricchimento e punto di incontro di differenze. I lottatori sono molto coinvolti dal loro combattimento, tanto che a tratti i video alle loro spalle diventano spettatori della lotta in corso. Come tre grandi occhi che riflettono immagini di guerra (estratte dal repertorio dello Studio Azzurro) i video mettono in luce con un ritmo incalzante i colpi, la frequenza e l’intensità del combattimento dei due pugili. Lo scontro diretto e carnale comunica con lo schermo virtuale: due scene differenti sono amalgamate in una cornice teatrale classica. L’effetto è suggestivo, grazie all’armonia tra le parti in grado di ricreare nello spettatore sensazioni di conflittualità legata al rapporto con il mondo sociale esterno. Il senso di tanta tensione si percepisce ancora più violentemente nel corso delle pause tra un ring e l’altro, in cui l’atmosfera tranquilla tra un match e l’altro permette di riconoscere in modo più intenso i confini della personalità umana.


Il lavoro di Gian Luca Beccari è una rappresentazione visiva del concetto filosofico di “mutazione”, intesa come passaggio, anche repentino e doloroso, da un’identità all’altra. Il mutamento è una profonda trasformazione vitale all’interno che rientra in un più ampio concetto esistenziale di flusso vitale indefinito in cui il soggetto si trova ad agire:

da uno stato indefinito la mente parte per trasformarsi in altro stato indefinibile a sua volta, in un complesso gioco di rimandi tra il prima il dopo e il durante. La trasformazione diventa così sinonimo di ambiguità e include in sé una grande quantità di dolore e di malessere, generato dal dramma esistenziale umano legato al senso di non appartenenza. Partendo dal testo di Ovidio “Mutazioni”, il significato del cambiamento/trapasso si fonde con icone dell’immaginario postmoderno, che abbiamo inconsciamente interiorizzato senza un reale legame col contesto sociale a cui fanno riferimento.


Infine il progetto “I sing the body electric” include la prima opera musicale realizzata dall’artista macedone Robert Gligorov, che traduce a livello sonoro l’energia estetica che ha precedentemente canalizzato tramite fotografie e installazioni. La performance “Mammut” affianca musicisti a video-installazioni in cui emerge l’aspetto primitivo e irrazionale della realtà contemporanea. Allontanandosi dalle sue provocatorie immagini a cui il pubblico è abituato, l’artista concepisce un lavoro sonoro svincolato da qualsiasi struttura musicale precostituita, andando così ad indagare melodie e metriche nuove e inaspettate. Questa libertà interpretativa consente un dialogo più forte tra musica, immagini e performance teatrale.



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