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INSIDE THE EYES

May 29, 2009

Un grande occhio rovesciato accoglie il pubblico all'ingresso di Inside the eyes di Marialuisa Tadei (Rimini, 1964) da Contemporary Concept a Bologna. È l'occhio di Dio, capace di scavare all'interno dell'animo umano, Intra me, che prende forma sul plexiglas o si stempera nella miriade di frammenti del mosaico.


Attraverso quest'occhio, Tadei consegna la chiave per percepire la bellezza insita nel mondo legato allo spirito. La sua creazione è strettamente connessa alla perfezione e al mistero dell'aldilà: non esiste un Dio giudice, piuttosto il panorama offerto da Tadei è dominato da pace e silenzio. Parola d'ordine è 'contemplazione', atto obbligatorio di fronte a creazioni che impongono di esser comprese solo ascoltando la voce del proprio io interiore.


E ancora una cascata di vetro, trasparenza e riflessi di luce che invadono le stanze della galleria. Si passa accanto all'installazione intitolata Lacrime, camminando in un percorso che ricorda l'arredo di un salone ottocentesco. Appesi al soffitto, i cristalli dondolano a mezz'aria, la cui forma conica e fragilità ricorda il pistillo di un fiore, una bellezza incontaminata, da guardare e non toccare. L'arte di Tadei profuma di divinità e rappresenta un rinnovamento all'interno dell'iconografia religiosa, dove nulla assume le forme antropomorfe, ma piuttosto si concretizza nel tentativo di creare un legame tra ciò che la mente umana può concepire e ciò che ancora le sfugge. Per questo il mistero rimane una delle caratteristiche preponderanti delle sue creazioni: opere che attraggono ma allo stesso tempo respingono, spaventando per il senso del sublime che riescono a espandere nello spazio, per la delicatezza con cui l'artista riesce ad avvicinarsi a una religiosità carica di pace, in armonia con l'ordine naturale delle cose.


Un frammento di paradiso, lontano dai soliti cliché, che presume la presenza di creature impalpabili e alate, ma il cui impatto si concretizza in una meravigliosa sensazione di tranquillità che pervade lo spettatore, rapito da un mondo al quale ancora non gli è permesso accedere. Numerosi sono i tasselli colorati che l'artista utilizza per i suoi mosaici, materiali superstiti di una tradizione millenaria, bizantina e profumata di mirra, alla quale l'artista attinge. Sono due i pannelli ricoperti dal mosaico ed entrambi rappresentano l'Oculus Dei, senza però mostrarne l'iride, ma piuttosto si concentrano sulle nervature, creando un alone di luminosità interna, quasi risplendessero di luce propria.


La spiritualità dunque è ancora predominante. Il tocco dell'artista non è mai banale, ma piuttosto spinge lo spettatore a guardare al di là delle apparenze, procedendo con delicatezza sui confini del mistero della divinità, tanto fragili quando incomprensibili per la mente umana.

 

 

 

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