© 2017 Contemporary concept art gallery. 

Il lavoro di Arnold dall’O attraversa tutta la memoria dell’Occidente attraverso i simboli della cristianità, attraverso la proliferazione delle immagini, attraverso quel corto circuito culturale da cui non si riesce più a uscire fin dall’ultimo decennio secolo appena trascorso. Per un’artista che ha inventato la “Republic of Welcome”, un’ esposizione intitola “Hellcome” può sembrare un passo indietro. Ma il passaggio sta solo nell’ironia, in un accentuare maggiormente l’aspetto negativo e sempre meno carico di speranza di questo sguardo sui “western files”, sulle memorie del mondo attuale.

Per questo la mostra presenta un collegamento con alcuni lavori precedenti tra cui uno splendido “Ritratto di famiglia” composto da cento lavori in cui il gioco delle metamorfosi e delle ripetizioni, si miscela con un senso di spaesamento e di vuoto notevole. Tutto appare e ritorna cambiato e neppure il gioco delle identità diventa possibile. Un simbolo che è spesso presente nei suoi lavori, è la testa di cervo con il suo albero di corna sontuoso e imponente.

DALL'O

Da buon sud tirolese dall’O sa come questo simbolo non solo stia a significare il Cristo, tant’è che spesso nell’iconografia popolare tra le corna compare una croce latina. Ma è anche il simbolo della caccia, della morte, dell’abbandono. Nell’opera che dà il titolo alla mostra, “Hellcome”, sulle corna sono stati applicati decine di soldatini rivestiti di argento: il cristianesimo, l’Occidente si confonde con la guerra, con la forza. La spiritualità si tramuta nel suo contrario mostrandosi solo un fraintendimento, un’illusione.

Ma anche altri simboli religiosi vengono rovesciati nel loro opposto, non per una forma di banale scandalismo, ma perché la religione cattolica e cristiana in quanto origine della nostra civiltà ne condivide la decadenza in quanto origine e causa efficiente.

L’accumulo di immagini secondo Arnold dall’O equivale alla scomparsa delle cose che esse rappresentano. L’inferno è proprio questo: essere condannati a vivere tra i simulacri di un mondo in cui la realtà e la verità sono indirizzi privi di destinatario.